FIORIRA’ L’ASPEDISTRIA

LIBERAMENTE TRATTA DA “FIORIRA’ L’ASPEDISTRIA” DI GEORGE ORWELL

aspedistriaSandro aveva dovuto cambiare casa, era stato inevitabile. Il nuovo lavoro, trovato attraverso un annuncio sul giornale, non gli consentiva di pagare l’affitto di quel bel appartamento che si affacciava sul mare e aveva dovuto rinunciare a due camere in più. Aveva portato con sé tutto ciò a cui poteva dare posto e molto era stato venduto al mercatino dell’usato, ricavandone un piccolo gruzzolo con cui pagare la cauzione. Non si era dimenticato di portare la gabbia dei canarini con Bijoux, compagna dei suoi risvegli all’alba dal dolce canto e quel vaso di Aspedistria dalle foglie verdi e tenaci, da cui aspettava un fiore da anni, invano. Per lei trovò un posto sul pianerottolo, da cui beneficiava della luce di una finestra sulle scale. Mettendole il sottovaso la guardò sorridendo: “Sei proprio come me, non ti spaventa nulla!”. Di fronte alla sua porta in bella mostra c’era un porta ombrelli decorato a mano, ricavato da una grezza anfora leggermente sberciata su un lato, graziosa e imperfetta, che gli regalò un pensiero felice: “La bellezza è nell’anima…” pensò, rientrando in casa domandandosi chi fossero i nUovi vicini. Poi la nuova vita iniziò accumulando i giorni uno sull’altro; usciva presto la mattina e rientrava molto tardi la sera, stanco. Non era abituato ai lavori di fatica e quel posto da magazziniere lo metteva a dura prova. Non riusciva quasi più a scrivere poesie, come amava fare e le innumerevoli case editrici a cui mandava i suoi manoscritti non si degnavano neanche di rispondergli. Ogni sera si diceva, “Domani cambierà…” ma poi cadeva immediatamente in un sonno profondo in cui i sogni erano popolati da pacchi di materiale da riporre negli scaffali. Ogni mattina la sua Aspedistria gli sorrideva, implorando un poco di acqua che lui sistematicamente gli prometteva per la sera, dimenticandosene all’arrivo. La domenica, unico giorno libero, la passava a dormire sino a tardi per poi rassettare la casa, lavare gli indumenti, ritagliandosi qualche ora per sfogliare e leggere uno dei tanti romanzi che aveva iniziato a leggere. Non si era neanche reso conto che i primi cenni dell’inverno in fuga lasciavano spazio a nuovi profumi nell’aria. La sua nuova casa era nell’entroterra e mimosa e ginestra erano in piena fioritura, in un elegante gioco amoroso che colorava le colline prospicenti. Decise di uscire, per respirare quell’aria pura e profumata, godendo del sole tiepido, portando con sé un libro da leggere, il preferito. Uscendo, nel chiudere la porta, si chinò per toccare il terriccio della sua pianta, sentendolo umido. Le foglie in realtà sembravano brillare di nuova luce, qualche nuova foglia più chiara e tenera si mostrava tra il fogliame scuro, srotolandosi alla ricerca della luce. “Qualcuno avrà pensato a te…” disse rammaricandosi della sua trascuratezza. Girò lo sguardo verso la porta di fronte, finemente smaltata su cui una piccola targa, che richiamava i decori del porta ombrelli, portava un nome: “Lucia”. La sua fantasia assopita da tempo ne catturò i pensieri. Passò il pomeriggio a camminare tra le “fasce” colorate, con il libro sottobraccio. Non lesse parole di altri quel pomeriggio ma lasciò che la sua anima poeta si librasse tra quei fiori profumati, tracciando i contorni di una storia d’amore. Quando rientrò il sole era calato, le lunghe ombre fresche ricordavano che l’inverno si mostrava tenace. Salì le scale e giunto al suo piano quasi non si accorse, impegnato a cercar la chiave nelle tasche del giaccone, che qualcosa di diverso era nell’aria. Tra le foglie verdi della sua Aspedistria giocosi rami di fiorita mimosa si intrecciavano con le verdi foglie, rendendole brillanti come non mai. Sembrava quasi danzassero assieme, come due dolci amanti. La porta di fronte si aprì. Una giovane donna dai capelli bruni e gli occhi color del bosco gli sorrise. “L’ho vista così triste e assetata di vita che…” disse sorridendogli. Era bella, piena di luce e semplicemente sola. Sandro non ascoltò altro, le prese le mani sentendosi  vivo. Finalmente la sua Aspedistria era fiorita.

One Comment
  1. Per un’anglista come me, confesso che sono stata attratta subito dal titolo (e questo è di solito ciò che desidera il mittente-autore indirizzando il messaggio ai suoi riceventi-lettori: suscitare curiosità). Ho trovato invece una delicata ed intimistica novella in cui il protagonista, attraverso il rapporto simbolico e metaforico con la sua pianta di aspedistria, riesce alla fine a trovare un rapporto umano che gli mancava con la sua vicina di casa, preludio di un’intesa futura anche affettiva. Belle le parole dette dalla giovane donna che evidenziano la sua simbiosi con la pianta…Mi complimento davvero con te, hai un bello stile di scrivere. Ilvana

    (ho fatto con te quello che nessuno fa con mio marito elvioabbati.it, cioè lasciare un commento ai suoi romanzi, al suo sito eccetera. Ma si sa la gente di oggi è timida e pigra…. D’altro canto per me fare l’analisi testuale e le recensioni ha sempre fatto parte della mia professione…Orwell è uno dei miei autori inglesi preferiti di cui conosco tutte le sue opere o quasi e mi hai fatto ricordare questa che avevo dimenticato. Cari saluti.

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