Intervista ad Orlando, il gatto della Mondadori

Orlando, gatto libraio

Orlando mascotte

Vivere in una libreria per noi gatti non è così insolito. Il più delle volte siamo parte dei libri. Di noi hanno raccontato in molti e devo dire il vero, a noi non dispiace. Non che abbiamo bisogno di pagine e pagine per farci conoscere, anche perché in fondo vuoi umani di noi sapete poco, non ci arrivate proprio. Certo, ci adorate da millenni, qualcuno ha capito che prima che esistesse il mondo, noi c’eravamo già. Il buon Dio, quando iniziò la sua opera di creazione, ci volle al suo fianco. Creò per primi i topi, in modo che non ci annoiassimo. Poi, dopo averci preparato un buon piatto di crocchette con tonno fresco, si sedette al nostro fianco pensando a come combinare gli elementi per creare l’Universo. Mentre noi si sonnecchiava sdraiati sul suo immacolato camice lungo, Lui ci carezzava e noi, facendo le fusa, proponevamo idee, colori, profumi. Lui sapeva leggere i nostri gorgheggi; creò il mare e dentro i pesci. Che a noi piacciono tanto. Poi si dedicò alla terra. Gli alberi e l’erba gatta, innanzi tutto. Rese le cortecce morbide, perché potessimo allenare i nostri artigli, i topi rapidi e veloci, per farci giocare. Poi, per rendere il mondo meraviglioso, creò gli uccelli e tutti gli esseri viventi. Carezzandoci il ventre ci chiese cosa ne pensavamo, noi gli suggerimmo le farfalle; è così bello rincorrerle tra i fiori in primavera e anche l’acqua che scorre nei rigagnoli, per bere quando avevamo sete. Lui sorrise, nella sua infinita bontà, compiacendosi che tutto ciò era buono. Arrivato al sesto giorno, dopo questo gran da fare, si girò a guardarci, chiedendoci se era tutto. Noi si era accovacciati al sole, a farci scaldare il pelo dai raggi caldi, quello che aveva creato nei primi giorni. Si, aveva fatto un buon lavoro, anche creando quelle lucertole dalla coda infinita, che si potevano cacciare senza ucciderle. Noi si sa, siamo dei felini. Ci piace rincorrere ogni cosa che si muove, naturalmente quando non siamo assorti nel nostro piacerci. Però dopo un attimo di autocoscienza, gli consigliammo e lui ci ascoltò assorto, che in effetti mancava qualcosa. Ci pensò su, poi ci chiese cosa, secondo noi mancasse su quella terra meravigliosa. Con un sorriso sicuramente sornione i nostri antenati risposero, dopo un piccolo consulto tra loro: “Ma come non ti è venuto in mente, manca qualcuno che ci adori! Mancherà sicuramente anche a te, dopo tutto il lavoro che hai fatto, ma a noi manca già”. Continuando, quasi all’unisono, “tu ci vuoi bene, ma sei il Signore Creatore, tu semmai devi essere adorato, non puoi farlo tu! Ci serve l’uomo, ecco quello che manca, devi creare l’uomo. Non sarà abbastanza scaltro da comprenderci pienamente, ma sarà sufficientemente intelligente da capire che noi siamo l’essere perfetto e che adorarci sarà la più bella cosa della sua giornata. Noi pazienteremo durante la giornata, aspettando che si liberi dai suoi inutili impegni, torni a casa e sedersi vicino per ricaricarsi di energia, carezzandoci”. Dio ci pensò su un po’, non aveva dubbi, serviva proprio quello, ma non sapeva bene come fare. Fu un gatto dal pelo rosso che gli indicò il fango lorlando1ungo il fiume, là dove lui andava a sporcare per non farla nel paradiso. “Prendi un po’ di quel fango, sarà un figlio della terra, vedrai che farà al caso nostro!”. Così fece, il Buon Dio si era fidato del gatto dall’inizio, era la più splendida creatura della terra e c’era già prima. Anche Lui sapeva riconoscere un fuoriclasse! Il resto della storia lo conoscete bene; gli Egizi si resero conto che eravamo dei, le streghe di tutti i tempi capirono presto che in noi erano nascosti i misteri del mondo. Oggi io, Orlandino, gatto nero di Donatella e Emanuela, gatto di libreria, passeggio sui libri, aspettando il caldo sole di Bordighera che fa capolino dalla vetrina. Dormo, mi trastullo, mi concedo in qualche effusione a queste mie vestali che mi adorano, più di ogni altra cosa. I libri? Beh, sicuramente non li leggo. Non ne ho bisogno, avrei potuto scriverli tutti io. In fondo voi umani cosa cercate tra quelle pagine? Soluzioni, emozioni, conforto… Guardate me, vi sembra che abbia bisogno di qualcosa di tutto ciò. Questa è la vita, quella vera. Essere contemplati, adorati e accuditi. Per far quello ci siete voi, creati a tal scopo. Ora scusate, vado. Mi hanno preparato delle prelibatezze da mangiare. Non sanno più cosa inventarsi per farmi felice, vedrò di dar loro un po’ di soddisfazione e in fondo, mi spiacerebbe deluderle. Perché in realtà a loro voglio tanto bene. Sanno come si deve adorare un gatto…”

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