Zelig, il Principe dei tetti

Quando ho visto per la prima volta la mia reggia ero molto piccolo, neanche due mesi dalla nascita. Ero un piccolo ciuffo di peli neri con due occhi simili a lanterne. Come tutti i gatti neri sapevo di essere speciale. Mi avevano raccontato di tutte quelle stupidaggini che gli umani avevano inventato attorno ai gatti come me, dettate semplicemente dall’incapacità di comprendere quale infinito universo si nascondesse dietzelig3ro a quel vuoto di colore che il nostro nero creava. Certo, perché il primo errore fatto era credere che “nero” fosse un colore, una tinta. Niente di più sbagliato! Noi, proprio perché assenza di luce riflessa, siamo una porta aperta nella dimensione dell’infinito e solo umani elevati, le streghe ad esempio, sono in grado di leggere attraverso questa grande opportunità che noi offriamo, i misteri del mondo e, spesso, la preveggenza del futuro. Lo so, non è facile comprendere questo ai “non addetti ai lavori”, ma è proprio così! Non mi fu difficile intuire il mio destino, a quel quarto piano con le finestre aperte sul cielo di Bordighera. Mentre coccolato sul divano, irrequieto, scrutavo i cieli, vedevo i gabbiani dalle grandi ali volteggiare nel cielo nuvoloso, sfidando il vento. Erano i miei sudditi, il mio popolo volante che aspettava il suo principe, prossimo padrone dei tetti circostanti. Goffamente intrapresi i primi agguati, sollevando il sedere con la coda irta quando questi si posavano sul balcone, passeggiando impunemente. Sapevo che avrei dovuto difendere presto il mio territorio, il mio cielo stellato nella notte. I passerotti furono i primi ad essere “addomesticati”. Bastò staccare quattro piume ai più indisciplinati perché la voce si diffondesse tra tutta la comunità. Per i topi fu sufficiente il mio odore, traslocarono in massa dal solaio migrando altrove, zaino in spalla, una domenica mattina. Topo Maestro aveva decretato che era tempo di cambiare tetto quanto prima, i miei teneri artigli si sarebbero irrobustiti presto e per loro sarebbero iniziati i guai. Restavano quelle grandi ali bianche che volteggiavano nel cielo, sfidando il vento. La sera uscivo sul tetto, il mio regno incantato. Per me, per noi, il concetto di casa non coincide con quello che voi avete, assolutamente. Innanzi tutto voi siete legati alla gravità, profondamente. Alto, basso, il tetto è un luogo che solo pochi conoscono come opportunità di vita. Per voi è protezione, copertura, un posto sconosciuto che copre le miserie della vostra esistenza terrena. Per noi gatti è esattamente il contrario, il tetto è vita, mistero, incontro… E’ un po’ come se fosse ribaltato sottosopra rispetto a voi. Ciò che per voi è salotto, zona di vita domestica, area di ristoro per noi rappresenta rifugio, pomeriggi assonnati, coccole senza vergogna. In definitiva, il nostro salotto è il tetto; è li che giochiamo, cacciamo, riceviamo gli amici. L’aria aperta, il cielo stellato, riempie di luce i nostri occhi che poi noi restituiamo nel buio della casa come una lanterna magica. Nelle sere d’estate, quando il vento di mare porta con sé profumi deliziosi, la voce degli umani raccolti nelle loro case a guardare la televisione, a chiacchierare o a fare l’amore, adoro camminare con il passo vellutato sulle tegole rosse e accucciarmi come una pantera nel punto più alto per godere della vita. Le luci di Montecarlo a ovest, il bosco selvatico vivo e popolato di Montenero a est. Poi penso che il cuore innamorato della mia “custode”, pochi metri sotto aspetta di accarezzarmi, di sentire il canto delle mie fusa. Allora a malincuore lascio il tepore di quei mattoni, bruciati dal sole durante il giorno, e corro da lei. E il naufragar mi è dolce in quel mare morbido…”. Un unico rammarico mi assale ancora e provo stizza a non aver ancora risolto il problema; quelle bianche ali nel vento. Prima o poi uno lo stendo, lo giuro! Parola di Zelig, Principe dei Tetti.

 

3 Comments
  1. Il racconto è molto bello e tenero, bravo Valerio, mi ha veramente “presa” complimenti.
    Diana

  2. bello e molto simpatico Vale .. il tuo gatto ha preso il tuo stile di scrivere …io e il mio Birba abbiamo molto apprezzato .( Auguri per la caccia ai gabbiani ,ma occhio quelli non scherzano..

  3. Bene, sono contento. Se mi racconti qualcosa del tuo Birba e una o due foto gli regaliamo un racconto pure a lui. ciao

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